Quali sono le due cose necessarie per avere il più profondo beneficio dallo yoga?

Ci sono due qualità che se trascurate fanno perdere il dono più grande che lo yoga ti può offrire, scopri quali sono.

Appena passata un’intensa settimana di pratica e studio con Neel Kulkarni, insegnante di yoga, studioso e profondo conoscitore dei testi classici dello yoga, è uno dei pochissimi insegnanti di yoga che conoscendo il sanscrito ha studiato i testi in lingua originale.

Profondamente grata, con entusiasmo rinnovo il mio impegno a praticare e studiare, per continuare a crescere in questo cammino, riuscire a condividere con sempre maggiore efficacia tutti i benefici dello yoga e trasmetterne lo scopo autentico che offre la possibilità più preziosa.

Questo scopo originale dello yoga è la realizzazione del sé. Questo aspetto viene spesso tralasciato perché è il più difficile da comunicare e da “vendere”, eppure è il beneficio più grande e duraturo che la giusta pratica dello yoga può offrirci.

Tutto in questo mondo è transitorio eppure condizioniamo la nostra felicità a qualcosa che inevitabilmente è destinato a finire, questo ci impedisce una durevole pace. Partendo dalla consapevolezza dell’impermanenza, la pratica è finalizzata alla liberazione della sofferenza su di un piano essenziale e permanente.

Esiste uno stato di coscienza che lo yoga indica come lo stato di saamadhi, in cui si percepisce la propria autentica essenza, in questo stato è possibile sperimentare un’immutabile pace e gioia interiori.

Tutte le pratiche sul corpo, sul respiro, di concentrazione e meditazione, hanno lo scopo di raggiungere questo stato di coscienza. E nel processo si possono raccogliere significative e desiderabili benefici sul corpo e la mente che tuttavia non sono lo scopo ultimo di questa disciplina. Accontentarsi e limitarsi solo di questi benefici è come accontentarsi di una goccia quando potresti avere l’oceano. E se hai l’oceano la goccia non la perdi.

Ma se è abbastanza semplice spiegare e mostrare una pratica fisica e i benefici che offre, impossibile farlo con qualcosa di talmente profondo e intimo che riguarda la realizzazione del sé. Quanto sopra detto non è dimostrabile, si può solo comprendere attraverso l’esperienza diretta. Nel primo capitolo degli Yoga Sutra di Patanjali (testo fondamentale dello yoga) stà scritto che per avere questa esperienza diretta è indispensabile avere queste due qualità:

  • fede
  • entusiasmo

Fede perché siccome non è dimostrabile, è necessario inizialmente crederci per arrivare a sperimentare questo stato di persona, senza questa fede iniziale non ci sarebbe l’intenzione necessaria a procedere in quella direzione e di conseguenza non potremmo mai averne esperienza. Entusiasmo, perché permette di avere la giusta energia, intenzione e forza superare gli ostacoli che si presentano lungo il percorso.

Credo che è anche una questione di ambizione personale. E senza nulla togliere a tutti i piaceri della vita che per quanto effimeri rimangono desiderabili, avere anche l’ambizione di attingere a illimitata pace e gioia interiori che non non dipendono dalle mutevoli circostanze esterne. Ed è davvero “solo” una questione di praticare con costanza, entusiasmo e fede.

Quando il desiderio e la pratica sono forti, sostenute da queste due qualità, lo stato di samaadhi, la realizzazione del sé, diventa possibile, non potrai mostrarlo a nessuno ma lo riconoscerai immediatamente perché è ciò che veramente sei e che hai solo momentaneamente scordato.

 è graditissimo il tuo commento, domanda o dubbio…scrivimi ora!

Con Gioia!

Shanti

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foto-shanty-bioShanti Brancolini, Insegnante Yoga, Fondatrice e Direttrice di Passione Yoga, fin da bambina ha avuto modo di avvicinarsi allo yoga e trascorrere lunghi periodi di ricerca e pratica in India. Diplomata presso la scuola quadriennale per insegnanti SIYR e certificata 200 RYT dalla Yoga Alliance in Authentic Yoga System; dal 2004 insegna yoga. » iscritta allí associazione YANI, Yoga Associazione Nazionale Insegnanti.
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10 commenti
  1. maria
    maria dice:

    Non è che spenderesti due parole sul significato dell’espressione “realizzazione del sè” così come viene intesa nei testi tradizionali dello yoga?

    Altrimenti, mancando la chiarezza, o una spiegazione, su questo punto importante, ci si potrebbe chiedere se anche questa pace e gioia interiori ottenute nello stato di samadhi, non siano anch’esse obiettivi, di tutto rispetto sì, e certo piùsottili del mero benessere psico-fisico, ma, come quest’ultimo, anch’esse pertinenti a una sfera comunque “materiale” o espressione di una forma più raffinata dell’ego.

    Rispondi
    • shanti
      shanti dice:

      Nei testi la realizzazione del sè è indicata come il risveglio, il ricordo della propria autentica essenza spirituale. Un’essenza eterna, infinitamente luminosa, gioiosa e saggia; suggeriscono che la causa fondamentale della nostra sofferenza è dovuta al fatto che ci siamo scordati chi siamo e la pratica è finalizzata a risvegliare questo ricordo.

      Questa è poi la finalità e lo scopo di moltissime tradizioni spirituali e mistiche. Si può arrivare nello stesso luogo attraverso tante strade diverse, lo yoga è una di queste tante strade.
      L’esperienza diretta e la giusta e costante pratica ti possono offrire una reale e profonda comprensione che semplicemente riconoscerai perchè è tua da sempre.

      Mi sembra che vuoi essere sicura in ancticipo, che cerchi una chiarezza e certezza che non puoi afferrare se non che con la pratica. La conoscenza è il risultato dell’esperienza non viceversa, troppi dubbi limitano e impediscono…

      …”un’altra forma più raffinata di ego”…bah, non credo. Il metodo è rigoroso e chiaro, l’esperienza milenaria e la vita di STRAORDINARI maestri sono la testimonianza di uno spessore spirituale di cui a mio parere ed esperienza ci si può prendere il “rischio” di seguire.

      E come dice il caro amico e maestro Neel…se ti diverti nel processo e nella pratica bene, se no fai altro, è una possibilità non certo l’unica. Il mio cuore è in questa via e mi riesce facile fidarmi ma non per tutti deve essere così…

      Grazie, la tua domanda ha dato modo di approfondire punti interessanti! 🙂

      Rispondi
  2. patrizia
    patrizia dice:

    Shanti,

    leggo le tue e.mail, anche se non rispondo o commento e te ne sono grata. Apprezzo il tuo impegno, (nell’ offrirci ed esporci a nuove possibili conoscenze ed esperienze) entusiasmo e generosità ( nel condividere con noi , anche sul web la tua esperienza).
    Grazie
    Patrizia

    Rispondi
    • shanti
      shanti dice:

      Cara Patrizia grazie che mi fai sapere che segui con interesse quello che pubblico, è importante per me! Anche se in genere non commenti, saperlo mi motiva a procedere…un modo per fare si che anche chi non ha modo di seguire con regolarità i corsi, può continuare a imparare piccole pratiche e conoscenza rispetto allo yoga! Grazie quindi per la tua silenziosa presenza e sappi che per qualsiasi chiarimento o dubbio io ci sono!

      Rispondi
  3. valentina
    valentina dice:

    penso che nella vita, conti molto il dare l’esempio … lo trovo il modo più diretto ed efficace per donare e ricevere.
    il tuo buon esempio ti rende una brava insegnante. di questo ti ringrazio.

    Rispondi

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