Alimentazione e yoga sono aspetti strettamente connessi e nella storia antica e moderna dello yoga, la questione del vegetarianesimo è una costante

Indubbiamente c’è un collegamento con lo yoga e un’alimentazione vegetariana, andiamo brevemente a vedere qual è.

Nella tradizione classica lo yoga viene strutturato in 8 parti. La prima si chiama yama e indica quell’insieme di regole di comportamento cui lo yoghi (colui che pratica lo yoga) deve attenersi e le qualità morali che applica nella sua vita. La prima fra queste è ahimsa, “non nuocere” o “ non violenza”.

Lo yoghi della tradizione classica quindi, non si nutre dei corpi di altri esseri viventi perché:

  • privarli, attraverso l’uccisione, della loro vita, va contro il principio di ahimsa
  • una delle qualità morali dello yoghi è la compassione: comprende la grande sofferenza di chi viene ucciso e non desidera esserne la causa
  • è consapevole che ogni azione che compie ha delle conseguenze, e non desidera dover sostenere le conseguenze della violenza imposta ad altri esseri
  • il cibo così ottenuto – la carne – è impregnata sia fisicamente che energeticamente, di una “qualità” o guna da cui lo yoghi rifugge: tamas.

Cosa sono i guna?

I guna o le qualità che dominano l’universo in cui viviamo sono tre:

  1. sattva – armonia equilibrio virtù (dà felicità e pace mentale)
  2. rajas – impulsività creatività passione (appaga i sensi e produce stati emotivi alterni e opposti)
  3. tamas – oscurità distruttività ignoranza e caos (produce infelicità letargia emozioni stagnanti negative e distruttive)

Le relazioni tra alimentazione e yoga hanno a che fare con tradizione e colore.

Secondo la tradizione dello yoga queste qualità permeano e “colorano” tutto, così come anche il cibo che mangiamo, influenzandoci in un modo piuttosto che in un altro.

Detto questo lo yoghi non è un animalista e nemmeno fa crociate per convincere altri a diventare vegetariani, o vegani, o crudisti. L’alimentazione yogica non ha nulla a che vedere con convinzioni e credenze che esulano dallo yoga stesso.

Questa attitudine è descritta nel verso della Bhagavad Ghita:

“L’umile yoghi, illuminato dalla conoscenza, vede con occhio equanime il brahmana nobile ed erudito, la mucca, l’elefante, il cane e il mangiatore di cani.” (Bhagavad Ghita 5.18)

Lo yoghi, si astiene (o si dovrebbe astenere) dal giudizio e dalla critica.

Lui sa che in ognuno dimora una scintilla divina e per questo vede in modo equanime tutti gli esseri, senza giudicarli dal loro comportamento o tanto meno dalla loro dieta. Vive una in accordo ai suoi principi, è propenso ad aiutare gli altri (animali compresi), è generoso nel dare il suo insegnamento a chi lo desira, ma non lotta “contro” niente e nessuno.

E’ necessario quindi diventare vegetariani per praticare yoga?

Nella dimensione fisica non può esistere la perfetta e assoluta non-violenza, dal momento che, per legge naturale, ogni specie si nutre di altre.

Credo quindi che ahimsa non è uno stato oggettivo e misurabile, ma piuttosto una pratica, una direzione verso cui tendere per portare maggiore pace e amorevolezza nella nostra vita.

L’unione di alimentazione e yoga è un modo per coltivare quelle qualità interiori necessarie per crescere nella pratica dello yoga, che nella tradizione classica culmina nella meditazione e nella realizzazione spirituale. Ammesso che questo sia l’interesse del praticante.

Sono vegetariana da 40 anni, ho conosciuto numerose centinaia di vegetariani nella mia vita e sono sicura che la sola dieta non determini il fatto di essere una persona migliore, né tanto meno più “illuminata” di altri

Credo che tutte le regole etiche sono in una certa misura insite nell’essere umano e che il principio di non nuocere o “non fare ad altri quello che non vorresti fosse fatto a te” faccia parte dell’essere umano in quanto tale, e non tanto di uno specifico percorso o tradizione.

I testi e l’insegnamento dei maestri sono lì per ricordarci quello che già sappiamo, da sempre.

Indubbiamente ridurre il consumo di carne o arrivare ad eliminarla del tutto diventa parte di quello stile di vita che sostiene e permette di progredire nella pratica dello yoga.

Ma è qualcosa che individualmente ognuno deve considerare per se stesso; una scelta personale, che affiori in modo spontaneo come conseguenza di una riflessione e maturazione interiore.

Che fare quindi?

Fai quello che ti senti, ascolta tutti ma non seguire nessuno. Fa che le tue scelte corrispondano al tuo sentire autentico e non siano un copia e incolla di un’etichetta moralista o dell’ultima tendenza alimentare. Detto ciò sappi che puoi cambiare alimentazione sempre e solo quando lo desideri dal cuore.

La perfezione non esiste, ma esiste la possibilità di rendere la propria vita un percorso di continua scoperta, evoluzione e miglioramento personale e spirituale per il beneficio di noi stessi e di chi ci circonda.

Mariella Fonte.

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2 commenti
  1. giada montervino
    giada montervino dice:

    molto interessante questo articolo..io faccio yoga da poco tempo e mi sta aiutando molto dal punto di vista spirituale,perchè la mia alimentazione vegetariana mi ha sempre aiutato..mi concedo da salentina solo qualche tarallo che prendo da antoniofiore.net

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    • Passione Yoga
      Passione Yoga dice:

      Grazie Giada della condivisione! Sì.. è piuttosto importante l’alimentazione vegetariana e mi fa piacere che te ne stai rendendo conto sperimentandolo su te stessa! Un caro saluto a presto!
      Shanti

      Rispondi

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