LE INTERVISTE DEGLI INSEGNANTI DI YOGA SU MISURA: CHIARA

Yoga e disabilità: i limiti come risorse

Appena lessi la storia di Chiara nel questionario che aveva compilato per la richiesta di ammissione alla formazione Yoga su Misura, rimasi subito colpita. E non solo per il fatto che avesse spostato lo stesso uomo per ben 8 volte! 

Fin da giovanissima, si è trovata intensamente coinvolta nella cura di persone disabili, inizialmente per motivi familiari e successivamente anche per motivi professionali.

Ha incontrato lo yoga a 14 anni, insieme al ragazzo che è poi diventato suo marito. Un amore grande, 3 figli insieme e poi la diagnosi di una malattia congenita che lo rese disabile, le previsioni fatte dai medici erano di alcuni mesi di vita, ma grazie alle pratiche dello yoga tra cui la meditazione al primo posto, ha vissuto altri 20 anni. 

Seppure Chiara sente che “non tutto finisce con la morte” e che la morte è stato il momento del loro ultimo matrimonio, quello spirituale, il lutto è stato durissimo. Ma l’aiuto costante dello yoga, come percorso di crescita ed evoluzione spirituale, l’ha sempre sostenuta e la sua esperienza è diventata una ricchezza che condivide ora con tante altre persone. 

Nello Yoga su Misura ha trovato un metodo, per mettere a disposizione tutte le sue conoscenze ed il suo vissuto per aiutare persone.

Trascrizione dell’intervista: 

1. Ci racconti la tua esperienza con lo Yoga, qualcosa della tua vita e del tuo percorso?

Non nego di essere molto emozionata quindi già metto le mani avanti scusandomi se qualche volta mi commuovo o mi impapero un pochino con le parole.

L’emozione di essere qua e di raccontare per la prima volta la mia storia e il mio approccio all’esperienza dello Yoga è proprio tanta. 

Per parlare di questo devo tornare un po’ indietro nel tempo e siccome ho sessant’anni, cercherò di farla breve. In realtà devo partire proprio dalla mia nascita: io sono nata in una famiglia che mi ha trasmesso molti valori importanti, molto fermi: valori di fratellanza, di amicizia, di amore. Valori importantissimi che ogni genitore vuole trasmettere ai propri figli ma nella mia famiglia erano portati all’eccesso e all’esasperazione, certe volte, per un bambino che sta crescendo. All’epoca non ne capivo la grande importanza: cosa che invece ho capito dopo, col tempo. 

Questi valori mi hanno portato ad un senso di appartenenza, sicuramente importante, della famiglia ma non solo della famiglia mia personale: mamma, papà, i tanti fratelli, gli zii, i cugini e tutti quanti, ma ad un’appartenenza molto più grande, non solo biologica ma anche umana di tutto il mondo intero perché papà e mamma appartenevano a dei gruppi di preghiera che all’epoca erano un po’ rivoluzionari che erano i carismatici e i focolarini e infatti Maria Valtorta era un’ospite di casa, un’amica di casa. Maria Valtorta è la fondatrice dei carismatici e da giovane subì un grosso incidente, un’aggressione vera e propria, che le paralizzò il corpo da metà in giù e quindi rimase sempre in situazioni molto difficili e quindi la disabilità a casa mia non era una novità. 

Mia nonna lo stesso: è caduta dalle scale a quarant’anni ed è rimasta paralizzata. I miei genitori hanno adottato un bambino che aveva la schiena bifida e per noi era un fratello.

Quindi l’approccio ai grandi valori e alla disabilità e all’amore così fraterno verso tutti era all’ordine del giorno ed era tutto normale. 

Poi arrivano i miei 14 anni. Io ero una persona molto mite, molto dolce, molto accondiscendente e invece ai miei quattordici anni io sono la ribellione e, questa fase adolescenziale, l’ho vissuta in maniera un po’ difficile ribellandomi a tutti questi valori che in realtà erano bellissimi ma erano tanto grandi per me e facevo fatica.

E cosa succede? Che mi sono innamorata. Mi sono innamorata di questa persona che poi è diventata mio marito, che aveva cinque anni più di me, quindi più grande e lì è nato tutto un percorso diverso ma parallelo a quello che in realtà avevo vissuto fino ai 14 anni in casa mia.

Facciamo una passeggiata nel mercatino del paese e troviamo un libro molto vecchio dello yoga e lo compriamo per una pipa di tabacco perché era un libro molto vecchio, del ’59 con riedizione del ’69, (vi parlo degli anni ’74, quindi  i miei 14 anni) e cominciamo a leggere queste cose sullo Yoga alchè ci pareva di essere nella fase di ribellione giusta e di trasgressione. 

Per cui per me l’approccio allo Yoga è stata la trasgressione.

Questo è quello che io ho vissuto negli anni ’74: un approccio trasgressivo. Andavo fuori dai canoni familiari però mi piaceva e mi affascinava tanto. Sentivo che dentro di me non facevo niente di male perché non stavo cambiando religione e anzi mi pareva di ampliare molto di più il mio punto di vista su questa grande finestra che era il mondo che io a 14 anni cominciavo ad aprire e lo cominciavo ad aprire in coppia con questo grande amore che è stato meraviglioso, che ci ha dato tre figli, che ci ha fatto sposare otto volte in situazioni differenti, con ritualità differenti (siamo collezionisti del matrimonio!)

Questo è stato il primo approccio che io avuto con lo Yoga: un approccio di trasgressione. Io ero proprio in una fase di ribellione totale e per fortuna che il primo sassolino che ho incontrato è stato quello dello Yoga. 

Questo però ha creato dei conflitti all’interno della famiglia perché avevano paura che io cambiassi religione. Invece volevo fargli capire che non era un cambio di religione  ma che era un cammino semplicemente interiore di miglioramento. Così io a casa avevo questo piccolo angolo dello Yoga. Lo chiamavo il mio angolo dello Yoga, dove facevo il saluto al sole, perché altro non c’era in quel periodo, non c’erano tante notizie sulle pratiche Yoga. 

Ecco questo quindi è stato il mio primo approccio e subito immediatamente dopo ci sono state un sacco di vicissitudini. 

Ci siamo sposati: il nostro primo matrimonio. 

E’ arrivata la prima bambina che aveva dei problemi al piede e quindi quando è nata mi hanno detto che non avrebbe potuto camminare. Come vedi la disabilità mi ritorna. Quindi abbiamo cominciato a fare delle pratiche di massaggio al piedino della bambina per migliorare la situazione. Eravamo aiutati da una fisioterapista molto brava, molto in gamba. Però ci siamo accorti che tutto sommato faceva delle pratiche che, a parer nostro, non erano molto tradizionali cioè secondo la medicina allopatica ma erano abbastanza ayurvediche: usava l’ olio, faceva dei massaggi con l’olio tiepido e questa pratica ha migliorato il piedino alla bambina che poi ha cominciato a camminare ed è andato tutto per il meglio. In questo periodo, negli anni 80, ho trovato un altro libro che parlava di handicap e yoga. 

Yoga e Handicap hanno cominciato a unirsi nella mia vita e in quella di mio marito e piano piano, senza volerlo, perché in realtà non ho cercato, ho solo trovato quello di cui avevo bisogno.

In quel momento avevo bisogno di avere delle pratiche per me, per mio marito, per mia figlia ed abbiamo trovato e abbiamo cominciato a intraprendere sempre di più il percorso dello Yoga sempre più consapevoli. Inizialmente senza consapevolezza.

Ad essere sincera all’inizio non c’è stata una grande presa di coscienza. 

A 14 anni c’era la trasgressione: Facciamo qualcosa che gli altri non fanno! 

Ma dopo si è evoluto in bene e abbiamo visto che i benefici sono stati veramente grandi.

In realtà è stato veloce questo susseguirsi di notizie sullo Yoga perché negli anni ’74 non c’era niente: libri non ce n’erano, insegnanti non ce n’erano. Quindi davvero si può dire che è successo tutto in brevissimo tempo. 

Adesso abbiamo un sacco di proposte, anche non tutte valide. Bisogna stare un po’ attenti adesso a come ci si approccia allo yoga.

2. In quali momenti della tua vita lo Yoga è stato determinante?

I legami con lo Yoga e i benefici che ne ho tratto sono veramente tanti. Ovviamente io adesso voglio raccontarlo a tutti e, per la prima volta, lo dico in maniera pubblica ma è stato un lutto. Un lutto molto importante perché è inutile che io ti a vada parlare di altri momenti che sono anche superabili forse in altri modi, con un po’ di psicoterapia. Il lutto io ho fatto fatica a superarlo e solo grazie allo Yoga l’ho superato.

Io sono una persona qualunque e proprio grazie allo Yoga e anche al percorso fatto prima io mi sono accorta che era arrivato il momento di mettere oro nelle mie cicatrici.

Perché questo lutto mi ha provocato…e ancora mi commuovo perché non ho ancora superato tutto ma lo Yoga mi ha aiutato a superare tanti momenti difficili che  sono legati al lutto…ed è il lutto di mio marito. Questa persona che ho tanto amato, che ci siamo tanto sentiti vicini, che abbiamo fatto tante cose insieme, tre figli, che non sono pochi oggi come oggi, da curare e la malattia di mio marito che era una malattia congenita quindi una malformazione cerebrale al cervello rettiliano, dalla nascita, che lui ha scoperto quando aveva 33 anni con una paresi. Lì è cominciato per me un calvario che non riuscivo ad affrontare giorno per giorno. E’ stata durissima. Solo il fatto di accettare questa disabilità che era una disabilità che i medici avevano detto che portava in sei mesi alla morte. Invece è durato altri vent’anni e se io ci penso, altri vent’anni grazie allo Yoga perché era una malformazione dovuta ad un malfunzionamento del sistema sanguigno e quindi con lo Yoga lui riusciva a rallentare il fluire del sangue al cervello. Grazie alla meditazione riusciva a rallentare il battito cardiaco, la respirazione e tutti i valori che la vita moderna ti porta ad aumentare perché la fretta, si sa, e il il fluire della vita, oggi come oggi, ti porta a respirare troppo velocemente, a far battere il cuore troppo velocemente, arrivano le grandi ansie. Lui invece piano piano ha imparato, grazie allo Yoga, a ridurre tutti questi valori e questo gli ha permesso di vivere vent’anni in più.

In questi vent’anni lui mi ha insegnato a vivere giorno per giorno che in realtà è quello che lo Yoga ti dice: vivi qui ed ora il tuo presente e quindi non pensare al domani o al passato ma vivi adesso e il vivere giorno per giorno è stato per me un toccasana. Però ripeto l’ho imparato grazie ad una difficoltà…una grossa difficoltà di mio marito. Lui sapeva che sarebbe morto, eppure viveva in uno stato di pace, di quiete. Però ha dovuto scegliere di togliere tante cose dalla sua vita che erano inutili, non servivano. Quindi togliere la frenesia e togliere anche il lavoro. Ha cambiato il lavoro e ha fatto il restauratore di mobili antichi e poteva farlo con i suoi ritmi dando vita a questi pezzi di legno che erano veramente da buttare via e prima invece faceva il cuoco, aveva un ristorante. Quindi il cambio vita è stato notevole. La qualità della vita è cambiata. Tutto è cambiato. 

Ma su di me il momento della vita dove lo yoga è stato proprio determinante è stato il momento del lutto. Lì mi sono ritrovata da sola, completamente da sola. Quello è stato il nostro ultimo matrimonio in effetti.

E’ stato un matrimonio con Dio che abbiamo celebrato proprio quel giorno: il giorno della sua morte. Era il 13 febbraio del 2008, la vigilia della festa degli innamorati e io avevo organizzato per il giorno 14 una gita in gondola a Venezia. Nella serata eravamo a fare Yoga col nostro Maestro, nel nostro gruppo di Yoga e lì, durante la danza Sufi, perché lui era un praticante di Sufismo, è morto. Ha lasciato il corpo ed è stato un momento molto difficile, non lo nego. Difficilissimo da capire, da accettare, da comprendere. So che lui è morto dicendo il suo mantra perché, quando noi danziamo nel Sufismo, diciamo il nostro mantra girando, girando, girando. Il mantra entra dentro di te sempre di più e quindi lui è morto in pace, alla presenza del suo Maestro. Non potrei augurare una morte migliore. Cioè è stato fortunato. 

Questa cosa mi ha così colpito che io fin da subito ho sentito, dirlo sembra assurdo, ma io ho sentito l’anima che rideva e il cuore che scoppiava d’amore.

E mi dicevo ma perché? Sei pazza! Lui non c’è più e tu senti questo dentro? 

Non sentivo la sofferenza e questa è stata una grande rivelazione, secondo me, del cammino dello yoga, che mi ha portato piano piano a comprendere, forse in maniera inconscia, che in realtà non finisce tutto lì con la morte. 

Solo che dovevo capire cosa fare adesso della mia vita perché ti ritrovi da sola, con i tuoi tre bellissimi figli, un lavoro da mandare avanti, una casa e non hai più il compagno che ti sostiene e dovevo completamente modificare il mio rapporto con lui. Dovevo comprendere che il mio rapporto con lui sarebbe diventato molto più spirituale e qui, mi dispiace, devo dirlo, ma spiritualità non è intesa come religione ma come la parte più interna di te che va a trovare e a mettersi in connessione con altre persone, che in questo caso era il mio lui, al quale io sono molto devota, però con canali differenti. Dovevo capire quali erano questi canali differenti.

Gli strumenti li avevo però non riuscivo a metterli in pratica ed è qui che è arrivato  lo Yoga su Misura. 

È arrivato Passione Yoga in questo momento della mia vita. Quando in realtà io ero in una situazione dove comprendevo perfettamente di aver bisogno di aiuto. Non sapevo da che parte girarmi, mi sentivo perfettamente in me, conscia di non essere pazza e sapevo esattamente che la mia vita doveva proseguire con una trasformazione. Però non capivo quale era la trasformazione e come arrivare a questa trasformazione. 

È un cammino enorme, non si finisce mai di imparare, non sei mai arrivata alla fine e trovi sempre strade nuove.

Ogni volta c’è una porta nuova da aprire e devi cercare la chiave. 

Il mio compito, dicevo dentro di me, è trovare la chiave che apra la porta giusta per riuscire ad entrare in connessione con questo mondo spirituale che è veramente grande e sembra irraggiungibile.

In realtà lo si può raggiungere proprio attraverso la meditazione.

Io la racconto in maniera semplice però il percorso è stato lungo e pieno di ostacoli, di sofferenze e di “non capisco più niente!”

Adesso io sto raccontando quello che, col senno di poi, vado a vedere con una visione dall’alto di tutta una situazione ma ci sono state tante sofferenze che dentro di me io dicevo “ma mio Dio ci sei o non ci sei…Batti un colpo…Fammi capire dove devo andare.” 

Ho avuto i miei Maestri e Padri Spirituali, che mi accompagnavano nel percorso. Ogni dubbio andavo a chiedere prima di fare una stupidaggine perché ci sono stati momenti che davvero mi sono ritrovata sull’orlo di un baratro dove mi dicevo: “come faccio ad andare avanti adesso?”

C’era un solo stipendio in casa negli ultimi anni, tre figli che dovevano studiare e poi ho capito che esiste la Provvidenza e quanto i miei genitori mi avevano insegnato ad attingere alla Provvidenza. Ho tirato fuori tutti questi strumenti che avevo messo in uno zaino lì in parte. Quindi c’è un percorso interessante che è fatto anche di sofferenza e di difficoltà.

Io sono un’educatrice professionale per la disabilità. Lavoro da 35 anni in un centro per disabili fisici e psichici. Questa è stata una passione che, come dicevo prima, io ci ho vissuto in mezzo alla disabilità e per me non era una difficoltà. Avere la nonna, gli amici disabili, avere un fratello con la disabilità per me non è stato un problema. Mi sentivo vocata a questo.

È nata una Casa Famiglia, io ho avuto 13 fratelli affidatari quindi i miei genitori hanno preso un numero considerevole di figli che hanno fatto crescere e la mia famiglia ruotava attorno a questa vita con la disabilità.

Nello stesso tempo io parallelamente continuavo a fare lo Yoga anche se i miei non lo comprendevano e mi dicevano sempre: ”stai attenta perché vai a finire in una setta!”. La paura all’epoca c’era.

Dopo crescendo hanno visto che io danni non ne ho fatti e anzi c’è stata questa grande unione, così come è lo Yoga, di persone che praticavano Yoga con la disabilità e piano piano abbiamo cominciato anche a fare Yoga in questa grande casa che i miei avevano, con dei ragazzi disabili. 

Piccole cose che potevamo fare insieme, senza avere una scuola. Piccole cose che potevano essere di aiuto attraverso dei giochi e così ho cercato di introdurre e di far comprendere che lo Yoga non è una cosa brutta e che non mi portava fuori dalla retta via.

È fantastico perché adesso mia mamma mi dice vieni a fare Yoga qui con me!

È cambiata. Abbiamo fatto un po’ di ricerca sulla respirazione insieme.

Le cose cambiano.

3. In che modo l’incontro con lo Yoga su Misura ti ha cambiato nel tuo percorso personale dello Yoga e nell’insegnamento?

Francamente cercavo qualcosa per me perché ancora non insegnavo quando ho conosciuto Passione Yoga.

Io ti seguivo, Shanti, senza farmi vedere. Guardavo i tuoi video. Facevo qualcosa a casa che mi sembrava fosse utile per me, in questi video che tu proponi che sono bellissimi, spiegati benissimo. Quindi mi sono avvicinata a Passione Yoga in questo modo.

Poi noi ci siamo anche conosciute ad un congresso. Ci siamo conosciute nel silenzio perché non ci siamo parlate ma mi eri rimasta impressa. 

Poi nel 2014 io avevo appena iniziato a insegnare Yoga. Ero nella confusione più totale perché non si sa come si deve insegnare.

Un conto è fare la pratica per se stessi e la calibri un pochino su di te, un altro conto è trasmettere un insegnamento. Io ho sentito che era arrivato il momento di trasmettere un insegnamento di Yoga ma i miei primi allievi sono stati delle cavie (poverini) perché io non sapevo insegnare lo Yoga.

La mia formazione è quella di uno Yoga Integrale, lo Yoga di Sri Aurobindo, di quella linea che unisce l’Oriente all’Occidente. Ho cercato di fare qualcosa, di costruire qualcosa che potesse essere adatto agli occidentali ma in realtà creavo solo confusione perché il mondo dello Yoga, lo sappiamo, è enorme e dipende da che porta apri. Qual’è la prima porta che si può aprire a dei principianti che hanno voglia di cominciare? Io non lo sapevo esattamente quale era. Perciò facevo un po’ della sperimentazione ma non si può sperimentare con gli allievi e quindi alla fine io ho chiesto all’Universo, perché io mi affido sempre e comunque all’Universo. Cioè nella meditazione faccio le mie domande e chiedo perché qualcuno disse: “chiedi e ti sarà dato.”

Io chiedo quello di cui ho bisogno e dopo mi viene dato. Quindi io ho chiesto proprio espressamente questo che mi venisse nel mio cammino qualche segnale che mi facesse capire dove dovevo dirigermi per imparare a insegnare lo Yoga e per di più uno Yoga personalizzato perché a me si avvicinano tutte persone con disabilità. Non tutte, perché i miei allevi non sono tutti disabili. Però si avvicinano persone che hanno delle difficoltà e chi è che non ha difficoltà anche non visibili, oggi come oggi. Magari non ti dicono niente perché non si vede. Non è che manca un braccio o hanno una gamba paralizzata però ci sono delle disabilità invisibili e quindi è vero che a me si avvicinano persone che hanno bisogno di qualcosa. Ma io come facevo ad aiutarle se non ne sapevo niente. Quindi avendo fatto questa grande domanda è arrivato questo video di te, Shanti, che dicevi agli insegnanti: “se avete desiderio di formarvi con uno Yoga su Misura io sono qui pronta e disponibile a darvi il mio contributo e a supportarvi in questo percorso.” 

E quando c’è stata questa cosa dello Yoga su Misura per me è stata la rivelazione. Quella è stata la risposta alla mia domanda. Uno Yoga su Misura è la soluzione. Allora ho chiesto di partecipare alla scuola di Yoga su Misura. Mi avete accettato con il questionario, con le telefonate, con la conoscenza prima di essere accettata e lì è cominciato.

E anche qui mi rendo conto che non è mai finita e che non si finisce mai di imparare. Ogni volta che facciamo un aggiornamento o che c’è un ritiro o altro, viene sempre fuori qualcosa di interessante.

Concludendo lo Yoga su Misura è uno Yoga personalizzato non solo nel lato fisico, che questa era la cosa più scontata: Yoga su Misura e ho pensato subito al lato fisico. Quello che mi ha sorpreso di più è stata la parte energetica, la parte degli elementi. È stato un mondo nuovo, completamente emozionante e ha dato un sacco di risposte anche al mio stato fisico. 

Un approccio completamente differente.

Io avevo bisogno di un metodo perché tu puoi avere mille insegnanti, puoi leggerti mille libri ma se non hai un metodo tu non trasmetti niente. Tu fai le cose per te ma come fai a trasmettere a degli allievi se non hai un metodo di insegnamento e di approccio allo Yoga che sia anche chiaro nel suo insieme. E questo approccio delle quattro stagioni e dei cinque elementi per me è stata una rivoluzione.

Sono partita da una trasgressione e sono arrivata ad una rivoluzione. 

4. Qualcosa da aggiungere?

Potrei dire mille cose, citare le testimonianze dei miei allievi o dire alcune sensazioni mie soprattutto in quest’ultimo periodo che non sono stata tanto bene in salute, per cui ho dovuto agire e tu lo sai, a livello energetico su di me e ci stiamo lavorando insieme. 

Quel qualcosa in più che posso dire è un suggerimento.

Consigli non ne so dare ma posso dare un suggerimento: Comincia a cercare la chiave per aprire la porta del tuo cuore perché dopo si apre un mondo meraviglioso e attraverso lo Yoga su Misura noi riusciamo a farlo in maniera graduale e metodica, con metodo. 

Approcciamoci allo Yoga con un metodo e ovviamente suggerisco lo Yoga su Misura.

Ringrazio tutti quanti e ringrazio te Shanti di avermi dato questa grande opportunità di poter raccontare la mia storia.

Namastè

Shanti Brancolini

Insegnante Yoga, Fondatrice di Passione Yoga e ideatrice del metodo Yoga su Misura, fin da bambina ha avuto modo di avvicinarsi allo yoga e trascorrere lunghi periodi di ricerca e pratica in India. Leggi la mia biografia

37 commenti
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  1. Anna Maria Paleari
    Anna Maria Paleari dice:

    Sì, è così, non dobbiamo chiudere la porta alla comunicazione spirituale. In caso di perdita, come la tua o altre care persone, viene da irrigidirsi e chiudersi nel dolore. Lo yoga ci apre alla parte spirituale in noi e ci aiuta a mantenere quella connessione in cui possiamo esprimere amore, gratitudine alla persona che ha lasciato il corpo fisico e sentire la sua essenza spirituale sempre vicina
    Grazie di cuore.

    Rispondi
    • Chiara Cappellotto
      Chiara Cappellotto dice:

      Grazie Anna Maria Paleari, mi fa piacere condividere, in questa grande famiglia di Passione Yoga, la spiritualità che sento pulsare forte in me e dalle tue parole capisco che non sono l’unica. So che è un argomento difficile da affrontare, soprattutto quando la quotidianità sovrasta la nostra interiorità ma, chi fa un cammino Yoga, non può tralasciare questo argomento. Ci si arriva piano piano e con dolcezza, per evitare traumi e false certezze, ma di una cosa sono sicura: Shanti, Max, il Team di Passione Yoga e tutti gli insegnanti di Yoga su Misura mi hanno aiutato molto lasciandomi libera di esprimere il mio pensiero che rivela ciò che sono oggi.

      Rispondi
  2. anna
    anna dice:

    sempre emozionante e commovente ascoltare la tua storia che conoscevo già. Immensamente grata alla vita che mi sta facendo fare questa meravigliosa e “rivoluzionaria” strada insieme a a te. Un abbraccio

    Rispondi
    • Chiara Cappellotto
      Chiara Cappellotto dice:

      Grazie cara anna, le nostre strade si sono incrociate proprio in Passione Yoga ed è un onore per me averti conosciuta. Insieme a Shanti, Max, il Team di Passione Yoga e a tutti gli insegnanti di Yoga su Misura rivoluzioneremo davvero il mondo…ne sono certa!

      Rispondi
  3. Angelo Bruseghini
    Angelo Bruseghini dice:

    Grazie Chiara per la tua testimonianza, qualsiasi altro commento o considerazione sarebbe semplicemente superfluo e banale.

    Rispondi
    • Chiara Cappellotto
      Chiara Cappellotto dice:

      Grazie Angelo Bruseghini, sono io che rimango senza parole difronte alla tua affermazione. Mi commuove sapere che questa mia testimonianza oltrepassi i confini dell’esprimibile e non penso di meritarmi tanta bellezza. Il merito di chi sono ora è di Shanti, Max, il Team di Passione Yoga e tutti gli insegnanti di Yoga su Misura.

      Rispondi
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