APARIGRAHA: LA PRATICA

Il Quinto Yama Nella Vita Quotidiana

Ecco in questo video come mettere in pratica aparigraha, cosa si intende e perché è così importante per evolvere nel cammino dello yoga. 

Nel video “alle radici dello yoga”  ho indicato l’importanza di conoscere e nutrire alle radici “l’albero” dello yoga, affinché possa crescere e portare buoni frutti.

Queste radici si suddividono in yama e nyama. Il quinto yama è aparigraha, vediamo ora come viene inteso nella tradizione e come può essere interpretato e praticato oggi giorno.

Letteralmente significa “non possesso” e riguarda la scelta di una vita di povertà degli yogi. I loro possedimenti erano e sono tutt’oggi estremamente limitati a pochi oggetti di uso personale e quotidiano. 

Oggi questo non piace molto.. ma è importante soffermarsi un attimo e fare delle riflessioni, perché riguarda la possibilità di cogliere o meno, l’esperienza di un’autentica felicità!

Fin da piccoli siamo condizionati dal fatto che più abbiamo e più possiamo essere felici, in effetti tutti conosciamo l’eccitazione di ottenere un nuovo oggetto desiderato. Ma sappiamo anche che lo stesso identico oggetto che ci ha dato una grande emozione, dopo una settimana, un mese diventa assolutamente scontato e quasi c’è ne disinteressano. 

Quindi si va alla ricerca di qualcos’altro che possa ridarci quella sensazione di appagamento e soddisfazione.. ma questo è determinato dalla produzione di dopamina che è assolutamente temporanea e richiede continui stimoli.. In un circuito senza fine che fa molto comodo alla logica consumistica. 

Il fatto è che dentro di noi c’è una sete infinita, che non può essere appagata da oggetti finiti, ma se tentiamo di farlo, si cade in una corsa dove si diventa sempre più dipendenti da oggetti esterni e sempre più lontani dalla felicità interiore.  Aparigraha è non indugiare in questa corsa ad ottenere ed accumulare sempre più, ma avere solo quello che si usa e di cui si ha bisogno. 

Altrimenti si educa la mente a soddisfazioni esterne. C’è una felicità latente dentro di noi, ma per coglierla dobbiamo avere una mente introversa per collegarsi a quella sorgente di beatitudine. Ma se la mente è distratta da oggetti esterni non c’è proprio la possibilità di questo.. 

Alcuni pensano “man mano che progredisco potrò fare a meno di tante cose” ma è vero anche l’opposto.. più limitiamo i nostri bisogni più è facilitato il viaggio di ritorno all’essenza e alla scoperta di quella gioia interiore! 

Importante anche tener sempre presente che nulla è nostro, io semplicemente lo gestisco per un certo periodo, è stato dato a me per darmi un’opportunità di vivere, evolvermi e servire ma anche quel poco che ho non mi appartiene. Altrimenti si fa come la storiella raccontata da Swami Rama di due yogi che avevano lasciato tutto ma si litigavano la stuoia. 

Non serve stravolgere la vita, basta fare un poco.. appena ti viene in mente di prendere qualcosa, non reagire subito .. ma dire aspetta, rimanda.. e sarà più facile attingere ad una felicità interiore..

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Shanti Brancolini

Insegnante Yoga, Fondatrice di Passione Yoga e ideatrice del metodo Yoga su Misura, fin da bambina ha avuto modo di avvicinarsi allo yoga e trascorrere lunghi periodi di ricerca e pratica in India. Leggi la mia biografia

11 commenti
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  1. silvana
    silvana dice:

    L’esercizio di aparigraha ci conduce a quella gioia che non è più condizionata (o sempre meno) dalle cose esterne e ci restituisce alla nostra libertà. Grazie Shanti.

    Rispondi
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